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MICHELE SANGINETO

, docente di arte applicata.

Da oltre venticinque anni svolge un lavoro di ricerca e sperimentazione sul patrimonio europeo degli strumenti musicali, principalmente a corda, relativi al periodo storico dal pre-Medioevo al tardo Rinascimento.

Ha ricostruito strumenti per musei, per mostre, gruppi di ricercatori musicali, ha inoltre diretto  stages sulla costruzione di strumenti musicali come sussidi didattici.

Ha partecipato quale consulente di storia e letteratura musicale e di organologia  a incontri tenutisi presso Istituzioni scolastiche dell’hinterland milanese.

Colleziona gli strumenti più significativi della musica popolare europea e che in diverse occasioni mostra in Italia e all’estero.

Ha esposto a Parigi, Londra, Saint Charter, Lorient, Vigo, Montreal, Budapest, Burghausen, Brandenburg , Bruxelles, Brugge, Bellinzona.

Ha ideato e curato le prime quattro edizioni (1988-1991) di “Suoni di antichi strumenti” presso il Comune di Monza.(incontri internazionali sulla musica e lo strumentario d’Europa a temi  riguardanti la musica celtica, la musica delle Alpi, la musica dell’Est europeo, la musica e la storia dell’arpa)

Nel 2003 ha organizzato due serate in omaggio a Derek Bell dei Chieftains  e all’etnomusicologo Roberto Leydi.

Nel 2004 ha organizzato un incontro musicale sull’arpa dei Celti a favore dell’Associazione Ciechi di Monza e una serata dedicata a Nicanor Zabaleta (arpista classico) e Dereck Bell , a favore della Associazione per handicappati Nuova Iride.

Nel 2005 ha organizzato e diretto una serata per il 60° Anniversario della Resistenza a Monza al Teatro Manzoni.

Ha curato l’edizione del primo premio internazionale “Georges Cochevelou” per gli arpisti che si sono distinti nella diffusione di questo strumento.

Nel 2000 fonda l’Ensemble Sangineto (la sua famiglia) che si esibisce suonando musica antica e moderna con arpe e salteri da lui costruiti e nel 2002 ha registrato un CD dal titolo “SALTERI” sull’utilizzo di questi strumenti nella musica antica.

Fonda nel 2003 la Associazione Culturale ARPANETTA  per la diffusione della cultura musicale di ogni epoca e paese.

Nel 2005 è direttore artistico della serata dedicata agli etnomusicologi Diego Carpitella e Michele Straniero al Teatro Manzoni di Monza.

Riceve il © premio Italia Medievale 2005 a Milano  per il suo lavoro di ricostruzione di strumenti antichi.

COME HO COSTRUITO LE MIE ARPE

Credo che per costruire qualsiasi oggetto ci siano due percorsi: l’intuizione e la scientificità. Io preferisco il primo.

Da ciò che ho acquisito dalla mia esperienza di liutaio ho dedotto che per costruire bene un’arpa bisogna coniugare intuizione e conoscenza empirica in un’unica azione viva e stimolante.

Le arpe che costruisco sono disegnate da me, sulla base del mio senso delle proporzioni, sfidando i vuoti e i pieni, insomma ricercando l’armonia morfologica.

Nella scelta dei legni mi affido alla mia conoscenza empirica della tecnologia delle essenze legnose.

La cosa più importante nel realizzare i vari componenti dell’arpa è il taglio delle assi rispetto al tronco affinché abbiano la robustezza giusta per sopportare le sollecitazioni delle corde.

Un altro aspetto importante sono i momenti di giunzione (gli incastri) che uniscono le tre parti dell’arpa, che sono la colonna, la mensola o modiglione e la cassa armonica.

Gli incastri devono fare in modo che questi  tre componenti diventino solidali tra loro, per far sì che le vibrazioni delle corde si manifestino in tutta la loro potenza di suono. I legni usati per la cassa armonica devono essere della stessa essenza di quello del modiglione e della colonna per dar loro lo stesso aspetto cromatico.

La tavola armonica, se si vuol avere un suono mediterraneo, deve essere rigorosamente di abete rosso tagliato radicalmente rispetto al tronco. Lo spessore della tavola deve essere uniforme, affinché le note ricavate dalla sollecitazione delle corde si riempiano di quegli armonici che fanno sì che il suono sia gradevole.

Le arpe che mi chiese di costruire Vincenzo Zitello, arpista ormai di fama internazionale, e che furono le prime che feci, pur essendo dei buoni strumenti avevano delle lacune dovute all’aspetto puramente strutturale, che ho potuto risolvere quando un giorno Alan Stivell, il bardo, colui che ha portato l’arpa al centro della musica contemporanea, mi ha contattato chiedendomi di costruirgli un’arpa.

Egli mi inviò un suo disegno con tutti i particolari costruttivi rappresentati minuziosamente e ciò mi ha arricchito enormemente, permettendomi di migliorare la qualità dei miei strumenti e permettendomi di costruire arpe usate oggi da molti musicisti di fama internazionale.

A Michele sono state dedicate anche numerose poesie. Clicca qui per leggerle.